PADRE DAMIANO:

 

ARTICOLI DI GIORNALI E NEWS LETTER

 

RIPORTIAMO QUI SOTTO ALCUNI DEI NUMEROSI ARTICOLI

 RIGUARDANTI GLI INCONTRI A CASALE M.

CON PADRE DAMIANO

ED ANCORA SOTTO

NUMEROSE E IMPORTANTI NEWS LETTER

ARTICOLI RIGUARDANTI L'INCONTRO 30 OTTOBRE 2015 

 

 

 

 

 

 

 

 

  ARTICOLI RIGUARDANTI L'INCONTRO 17 NOVEMBRE 2013

LETTERE DI PADRE DAMIANO SUI PROFUGHI SIRIANI

E LA SUA MISSIONE FRA I PIU' POVERI DEI POVERI

 

 

 

I poveri del libano

Dicembre 2015 n 8

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

 Mentre ancora nuovi venti di guerra soffiano sulla Siria, in Libano le stime ufficiali parlano di un milione e 200mila profughi registrati presso gli organismi dell'Onu, ma secondo le stime di Caritas il dato reale arriva a un milione e 600mila ai quali si aggiungono i profughi iracheni e i palestinesi. Cerchiamo di fare il possibile per distribuire cibo, coperte, stufe, carburante, vestiti pesanti per l’inverno già iniziato. Ma la situazione di emergenza si va ormai cronicizzando. I più inermi, quelli che pagano il prezzo più alto, sono i ragazzi e i bambini, che rappresentano quasi la metà di questa immensa moltitudine di rifugiati.                   Nelle circostanze in cui viviamo dobbiamo essere più attenti ai nostri fratelli e sorelle sofferenti, sfollati, emigrati, ai poveri, orfani e alle vedove, metterci accanto a loro, essere presenti e vicini e accompagnarli con tutto quello che abbiamo, come forza e denaro, e dare loro segni di speranza. Quanto è bello mostrare amicizia, solidarietà e sostegno ai rifugiati.

I volontari di Oui pour la Vie raccontano:

*Una famiglia siriana, che i nostri volontari visitano regolarmente, ha salutato i nostri volontari dicendo: “Quando venite, io mi sento davvero in famiglia e prego il Signore che sia Lui a mandarmi quello che veramente mi serve, ma solo a condizione che il cibo mi arrivi attraverso di voi. Io non mi preoccupo e non mi stresso per quello che manca”. Un giorno infatti aveva solo un poco di grano, ma nient’altro per poterlo cucinare. Senza preavviso, si è presentata una delle nostre volontarie con alcuni pomodori. La signora si è messa a piangere nell’aver visto esaudita la sua preghiera.

*Uno dei nostri giovani ha chiesto alla sua famiglia di poter offrire una parte considerevole della decorazione natalizia della sua casa, a una famiglia che lui assiste e che vive in una baracca, affinché’ anche loro possano percepire il clima di festa.

*Dopo il recente attentato a Beirut (qualche giorno prima di quello di Parigi) a circa 20 chilometri dalla nostra missione, i volontari di Oui pour la Vie hanno proposto un momento di preghiera per la pace e si sono impegnati in una serie di ulteriori rinunce per l’acquisto di generi di prima necessità.

L’iniziativa che Oui pour la Vie sta promovendo in questo mese è la realizzazione di una cucina in un locale affittato di circa 70 mq (compreso lo spazio per mangiare), vicinissimo alla zona dei profughi, poter distribuire cibi caldi nell'arco di 10 chilometri di raggio. Prevediamo di aprire la mensa per circa 20 persone alla volta che possono consumare sul posto o semplicemente ritirare il cibo, per un totale in partenza di 150, ma in prospettiva fino a 300 coperti quotidiani composti  da semplici focacce calde o minestrone. Chiediamo sempre a tutti di aiutarci e farci pubblicità per poter assicurare per più giorni alla settimana la distribuzione degli alimenti, per ora limitata solo al lunedì e giovedì secondo le risorse economiche disponibili. Tanti auguri di un Santo Natale e un Buon 2016

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere una email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini

 

I poveri del libano

Ottobre 2015 n 7

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

La guerra ha ridotto le case di quelli che oggi sono profughi della Siria ad un cumulo di macerie e in molti casi si è presa anche gli affetti più cari. Senza più nulla e con la paura di rimanere vittime delle bombe, fuggono dal loro paese alla ricerca di una speranza e di una vita migliore oltre il confine con il Libano.

Una situazione al limite, che rischia di esplodere e creare tensioni in un Paese grande quanto l’Abruzzo, che conta circa quattro milioni di abitanti e che non riesce ad accogliere tutti i migranti in arrivo, fornendo loro l’assistenza necessaria: accesso alle strutture ospedaliere, servizi di accoglienza e inserimenti scolastici. Sono stati tanti i profughi che lo scorso inverno sono morti di freddo e di stenti.

Dal 30 giugno a oggi militari libanesi hanno sgomberato 95 campi in oltre 12 località sulla regione costiera a nord di Tripoli, a ridosso del confine con la Siria. Con un caldo torrido, in tende di plastica e sovraffollate, i rifugiati devono fare i conti con mancanza di acqua e pochissimo cibo. Si vive in una tenda di nylon.

In tutto i profughi di Siria e Iraq in Libano sono, di fatto, circa 2 milioni. Niente elettricità e niente ventilatori, acqua sporca e zanzare. Continuiamo, come “Oui pour la Vie” ad aiutarli con le nostre rinunce e visitandoli continuamente nei luoghi dove vivono cercano di sopravvivere, cercando anche di coinvolgerli nella nostra attività gratuita e di supporto per tutti. Sono enormi le necessità perché praticamente vivono su strada, e dato che non possiamo dare loro troppi contenitori di cibo, perché non hanno lo spazio per conservarli, avremmo pensato di attrezzare un paio di stanze come cucina, nel loro quartiere,  al costo di circa 400 dollari al mese, per poter loro preparare qualcosa di caldo, direttamente sul posto. Si chiede sempre a tutti di aiutarli e di farne pubblicità.

Una delle nostre volontarie aveva preparato un dolce per il suo ragazzo. Poi ha pensato, invece, di offrirlo a un bambino povero, senza dire niente a nessuno. Più tardi la mamma di questo ragazzo le ha confidato che suo figlio, ricevuto il dolce, lo aveva nascosto e lo mangiava un poco al giorno per conservarlo per più tempo. La nostra volontaria è stata contentissima di questa rinuncia fatta ad un momento personale di festa e sente il suo cuore ancora più sereno per continuare il suo impegno e anche il suo cammino verso il matrimonio.

Alcuni volontari entrati al Mc Donald avevano notato alcuni bambini che andavano là solo per giocare ma non avevano i soldi per mangiare. Hanno comprato loro dei sandwich e li hanno difesi da alcuni più grandi che li trattavano male.

Una famiglia vive in una baracca ed tutti dormono per terra sopra un telo. Uno dei nostri volontari ha regalato un pallone ai ragazzi e si è intrattenuto molto con tutta la famiglia, molto disagiata. Giocando, uno dei ragazzi che prima aveva male allo stomaco, poi stava molto meglio. La settimana successiva, questi ragazzi non avevano più il pallone perché lo avevano regalato ad un bambino vicino, che moriva dalla voglia di giocarci.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini 

 

I poveri del libano
Settembre 2015 n 6
Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.
http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

In Libano ancora sono 2 milioni i profughi della Siria e Iraq e il problema di fondo consiste nel fatto che nessuno riconosca loro il diritto di poter ritornare nelle loro terre di origine, ormai invase e semi distrutte.
Queste persone vivono sempre ai limiti della sussistenza e, anche se grazie a Dio nonostante le temperature torride dell’estate in media sui 40 gradi non si è registrata una carenza di acqua in quanto durante l’inverno scorso la neve è rimasta a lungo sulle montagne, non dimeno il cibo e le medicine veramente ormai scarseggiano.
Inoltre da circa una settimana, diverse migliaia di persone manifestano nel centro di Beirut per la mancata rimozione dei rifiuti nella capitale da circa 2 mesi: ci sono stati anche tafferugli e tutti questi movimenti possono determinare per lo Stato una situazione non facilmente gestibile.
La crisi economica è molto forte in Libano, anche per la presenza di tutti questi profughi, ormai più della metà degli abitanti effettivi. I nostri volontari di Oui pour la Vie regolarmente visitano i rifugiati e rinunciano fino ad un terzo delle loro risorse personali per condividerle con questi più bisognosi.
La nostra associazione è composta da una cinquantina di volontari che in gruppi di 2 o 3 assistono una decina di famiglie ciascuno, per un totale di circa 150 nuclei composti da 6/7 persone ciascuno. Sono i più poveri, di qualsiasi origine o appartenenza, disponibili talvolta poi a condividere il loro necessario con altri e ad aiutarci a trovare altre situazioni simili alle loro. Per questo infatti abbiamo contatti con altrettante famiglie, ma non disponiamo dei mezzi per sostenerle. Nonostante che il prezzo delle verdure non sia lievitato, in media noi paghiamo circa un 30 dollari a settimana per ogni famiglia, solo per il cibo.
Ci impegniamo ad aiutare i bambini siriani o iracheni per la scuola, affinché possano sostenere gli esami da privatisti.
In più, offriamo un piccolo compenso ad universitari non del nostro gruppo, ma disponibili a dare poi ripetizioni ai ragazzi.
Una signora che aiutiamo regolarmente, ci stupiva confidandoci che lei, al secondo o terzo cucchiaio della minestra, si sente in colpa al pensiero delle altre famiglie che non hanno cibo. Molto spesso lei da’ una parte degli aiuti che riceve ad altri rifugiati, che hanno tanti bambini.
Una famiglia, che di fatto vive in una baracca, sotto un sottile tetto di lamiera e dormendo per terra su di un telo, è venuta nella nostra sede per restituirci un sacco contente aiuti alimentari per un altro nucleo familiare. Infatti uno dei nostri volontari in visita lo aveva dimenticato da loro. Abbiamo poi riscontrato non avevano preso niente per se’, restituendo tutto il cibo.
Un uomo, affetto cancro, ormai in fase terminale, non voleva vedere nessuno. Uno dei nostri volontari lo ha supplicato di potergli cantare una canzone. Colpito da questo gesto, quest’uomo ha accettato che il giovane continuasse per un’ora a cantare, alla fine gli ha permesso di mettere una pomata su una delle sue ferite e, dopo averlo ringraziato con un bel sorriso, è deceduto.
Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a: info@ouipourlavielb.com
P. Damiano Puccini

 

I poveri del libano

Luglio 2015 n 5

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

Oggi ormai a 4 anni dallo scoppio della guerra in Siria affianco all’emergenza umanitaria, quella di assicurare un tetto e del cibo a chi scappa, c’è anche un’altra urgenza: quella di evitare che una generazione vada perduta, che resti senza alcuna istruzione o non completi i cicli scolastici iniziati in patria. In questi quattro anni, la guerra ha riversato in Libano – Paese di 4 milioni di abitanti – circa 2 milioni di profughi, di cui quasi mezzo milione di bambini in età scolare.

I nostri volontari di Oui pour la Vie, si impegnano nel pagare loro le spese degli esami scolastici, nelle ripetizioni gratuite e nel chiedere ai vari responsabili delle scuole di accogliere questi profughi.

Vite cambiate dagli orrori della guerra, interrotte e costrette a ricominciare in altri luoghi, lontano da casa. Spesso senza la sicurezza di un tetto sulla testa, o spesso cercando di sopravvivere in baracche costruite con i rifiuti.

Aleppo è la “Sarajevo del XXI secolo”. Il cardinale Angelo Scola ha ragione a fare questo paragone. Davvero non ci si può immaginare le difficoltà in cui viviamo. La gente è in quotidiano pericolo di vita, eppure continua a vivere, a resistere, anche se tutto ciò che ha viene distrutto. Non a caso molte persone parlano di perdono. Non appena riconciliazione, ma perdono per tutti. Non è un caso che questi cristiani del Medio Oriente siano figli e nipoti di martiri.

L’occasione per un gesto di carità si chiede a tutti anche di promuovere, nei riguardi di queste migliaia di famiglie, sradicate dalla loro terra e costrette ad emigrare verso l’ignoto.

I nostri volontari di Oui pour la Vie visitano continuamente questi profughi, portando cibo e medicine, frutto delle loro rinunce e delle richieste che rivolgono, anche a debito, ai loro parenti ed amici. Una particolare attenzione viene rivolta anche a quei trattamenti sanitari molto urgenti e costosi, per i quali si chiede sempre l’aiuto di tutti, in Libano e in Italia, per fare fronte.

Un volontario di Oui pour la Vie che lavorava come volontario e’ morto a causa di un cancro ai polmoni. Dopo un anno, sua sorella ha incontrato un altro membro della nostra associazione e gli ha confidato: “Mio fratello, un giorno prima della sua morte, m’ha detto di non piangere per lui, perché la sola cosa che ha veramente fatto in vita sua e lo ha reso contento tanto da meritarsi il cielo era, a suo parere, questo impegno con Oui pour la Vie per il quale offriva un decimo del suo stipendio per i poveri ogni mese, andava a fare i lavori gratuitamente nelle case degli anziani bisognosi, preparava i pasti per loro.

In più pregava per i defunti e per il perdono dei peccati, andava a Messa, faceva la confessione, curava i malati e questo con una grandissima serenità. E ha aggiunto che questi semplici gesti, che sono alla portata di tutti, lo hanno allontanato dall’attaccamento alle cose materiali per fargli desiderare e guadagnarsi il Cielo”.

 

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini

 

I poveri del libano

Maggio 2015 n 4

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

Mons. Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo, informa che “la situazione è molto difficile, soprattutto per i civili, contro i quali si stanno usando nuovi razzi e missili mai visti prima e  molta gente è rimasta sotto le macerie”.

Un mese fa il vescovo ha affermato: Quello che colpisce, in una situazione di totale incertezza e di catastrofe imminente, è come la comunità cristiana della città stia lottando con tutta sé stessa per la normalità e la vita…. Durante il conflitto, abbiamo sviluppato nuove modalità d’incontro….E’ molto importante saper accogliere. Dobbiamo nutrirci di tale convivenza e, credetemi, numerosi musulmani sono sorpresi dalla carità dei cristiani soprattutto verso i bambini, le donne, gli anziani...”.

Anche i volontari di Oui pour la vie in Libano sostengono con le loro rinunce i profughi siriani e iracheni (1 milione e 800 mila circa) che sono arrivati in Libano.

Un profugo non vedente siriano di 76 anni, doveva subire un’operazione a cuore aperto ed era tenuto a pagare mille dollari all’ospedale per l’intervento. Dopo aver atteso invano due anni, la sola soluzione è stata quella di vendere tutto quello che aveva, cioè la sua mucca. Oui pour la Vie ha saputo questo e ha acquistato l’animale, domandando al siriano di continuare a tenerla perché non abbiamo stalle. Dopo l’operazione il siriano ha continuato a darci ogni settimana il latte per i nostri poveri, nonostante che lui si mantenesse con la vendita. Alle persone diceva che, oltre ad essere contento di aver ben superato l’intervento, è ancora più felice per il nostro aiuto, che gli ha consentito di conservare ciò che più ama in vita sua, la sua vacca, perché avverte la tenerezza che questa gli dona.

Una signora libanese di 47 anni, di origine drusa (un gruppo islamico) aveva sentito dire che Oui pour la Vie aiuta le persone indipendentemente dalla loro religione o provenienza. Prima di accordarci il suo aiuto materiale, lei ha voluto metterci alla prova inviandoci 2 casi da assistere. Il primo era quello di una signora cristiana, il cui marito lavora, ma con un salario molto basso che non consente pagare la scuola per i suoi due figli. La seconda signora invece, drusa, non poteva lavorare perché ammalata ad un piede e impedita nel camminare molto.

Oui pour la Vie, non avendo troppi mezzi economici, ha scelto di aiutare la seconda signora, comprandole delle medicine prescritte dalla ricetta del suo medico curante e aggiungendo una buona quantità di cibo.

Il giorno dopo, la signora che ci aveva “preparato questo test” è venuta molto commossa a dirci: “E’ vero che voi, veri cristiani, non guardate mai alla religione degli altri come facciamo noi, perché’ voi cercate i più poveri tra i poveri, come faceva Madre Teresa. La vostra religione mi stupisce e con questa delicatezza, pace e gioia che si nota molto. Tante volte si crede di fare tutto con il denaro e invece prima di tutto è importante il gesto, che lascia un segno indelebile in fondo al cuore”.

 

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini

 

 

 

I poveri del libano

Marzo 2015 n 3

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

 Dall'inizio della guerra in Siria, nel 2011, ad oggi, oltre 3,2 milioni di persone hanno abbandonato il paese, dei quali circa 1 milione e 600 mila sono in Libano insieme a 700 famiglie di iracheni. Un mare di persone che da anni vive o in tenda o su caravan su pezzi di terra brulla alle periferie dei centri

 

urbani o in parchi cittadini o in edifici in via di costruzione o in baracche in aperta campagna e sul lungomare. Si accalcano anche quattro o cinque famiglie in piccoli ripostigli per attrezzi, in cemento grezzo o pietra, senza intonaco, né pavimenti, né infissi.

Nessuna pagina scritta può contenere ciò che si vede: …i piedi nudi dei bambini che a gennaio non avevano scarpe e giocavano in ciabatte tra ciottoli, fango e neve, l’appello per la distribuzione delle uova o di qualche altro prodotto…. l’odore che si respira sotto le lamiere dove abitano cinque o sei famiglie insieme, i materassi impilati di giorno per fare spazio alla vita e la cucina all’aperto su fornelli improvvisati.

Il tempo pasquale, tradizionalmente dedicato alla Terra Santa, sia l’occasione per un gesto di carità, che si chiede a tutti anche di promuovere, nei riguardi di queste migliaia di famiglie, sradicate dalla loro terra e costrette ad emigrare verso l’ignoto.

I nostri volontari di Oui pour la Vie visitano continuamente questi profughi, portando cibo e medicine, frutto delle loro rinunce e delle richieste che rivolgono, anche a debito, ai loro parenti ed amici. Ecco alcune nostre testimonianze.

Due membri di Oui pour la Vie che avevano avuto un grande problema tra loro e, a causa di questo anche le loro famiglie erano diventate praticamente nemiche, avevano bisogno di un ‘miracolo’ per risolvere questa difficile situazione.

Uno di questi due volontari, un giorno si ammala e non può quindi recarsi dai poveri per la visita settimanale. L’altro allora, all’insaputa di quello indisposto, è andato a visitare il gruppo che era assegnato a quest’ultimo e una famiglia di profughi, che ha conosciuto il loro problema, ha confezionato un piccolo mazzo di fiori come segno di amicizia. Questo gesto ha molto colpito l’altro volontario, che ha smesso di sentirsi offeso e si è calmato. Ora i due membri di Oui pour la Vie chiedono di uscire sempre insieme per le varie iniziative.

Una ragazza di 23 anni, di famiglia benestante, era impegnata come volontaria in Oui pour la Vie. All’improvviso, scopre il cancro ed è poi deceduta dopo qualche mese. Prima di morire ha insistito con la sua madre, affinché’ fosse lei a continuare l’ impegno di carità. Dopo qualche esitazione, la mamma ha preso il posto della figlia e, dopo un po’ di tempo, ha dichiarato davanti a tutti: “La mia vita è cominciata dopo la morte di mia figlia. Facendo la volontaria ho capito cosa sia la pace, la felicità come non l’avevo mai provata, la gioia di donare senza nulla ricevere, la soddisfazione di vedere il sorriso dei bambini poveri per il minimo di cose che ricevono, quando io, che posseggo molto, non ho mai sorriso. Grazie Signore, grazie figlia mia!”.

Auguri di Pasqua nel Signore risorto!

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini

 

I poveri del libano

Febbraio 2014 n 2

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

 

L'ondata di gelo abbattutasi nei giorni scorsi su ampie regioni del Medio Oriente ha provocato le prime vittime tra i profughi siriani rifugiati in Libano per assideramento. La preoccupazione cresce, poiché è annunciato un nuovo abbassamento delle temperature. Le situazioni più gravi si registrano nella valle della Bekaa, nel nord del Paese, dove gli accampamenti di rifugiati sono stati coperti dalla neve, le strade sono rimaste bloccate e la temperatura è scesa sotto lo zero.

La guerra in Siria ha costretto almeno tre milioni di profughi siriani a trovare rifugio fuori dal proprio Paese. In Libano le stime ufficiali parlano di un milione e 200mila profughi registrati presso gli organismi dell'Onu ma, secondo i calcoli locali, il dato reale arriva a un milione e 600mila. Oltre alle più di 700 famiglie di profughi iracheni, che portano con loro i segni della tragedia non solo di essere state  sradicate e cacciate a mani vuote dalle loro case e villaggi in piena notte, spinte verso "un futuro incerto" in preda alla paura e al terrore, ma anche di assistere alla riduzione legalizzata delle donne in condizioni di prigionia. Esse sono vendute al mercato degli schiavi, diventando così "merce di scambio", alla stregua di un "vecchio arnese", oltre che alle violenze efferate e esecuzioni capitali, anche per i bambini.

I nostri volontari di Oui pour la Vie fanno tutto il possibile per distribuire cibo, coperte, stufe, carburante, vestiti pesanti, rimanendo sempre fedeli agli impegni di rinuncia personale di buona parte delle loro entrate, fino anche ad un terzo, per questo fine caritativo. Ma la situazione di emergenza si va ormai cronicizzando. La comunità internazionale ha ridotto gli aiuti.  

In questa Quaresima, ci impegniamo a vivere la pratica del digiuno da cibo e bevande fino alle dodici di ogni giorno e l’astinenza fino a Pasqua da carne, latticini, dolci. E’ sempre toccante notare come anche i poveri che si aiutano, quelli cristiani, cercano di unirsi a questa pratica, grazie alla serenità in un cammino di perdono che i volontari condividono con loro.

Una vedova che ha perduto suo marito per ferite riportate nella guerra in Siria e non ha bambini, ha visto un giorno i volontari di Oui pour la Vie pulire il cimitero e mettere dei fiori dove lui è sepolto. Lei è stata molto toccata da questo gesto. Ha quindi venduto l’anello di matrimonio, il solo ricordo rimasto e l’ha donato ai nostri volontari per aiutare i poveri e avere a forza interiore.

Un volontario di Oui pour la Vie a trovato un cane in strada e l’ha reso ai suoi proprietari (2 sorelle e un fratello anziano di 60 anni circa da anni, chiusi nella loro casa molto fatiscente a causa di  malformazioni che causano loro un grave pregiudizio) e non sono usciti per questo da diversi anni.

Loro,  offrendo del denaro,  volevano dire grazie ai volontari, che hanno e insistito però che andassero incontro agli altri, lasciando da parte le loro paure. Dopo qualche giorno di contrattazione hanno accettato di andare anche in chiesa, visitare e anche invitare a casa i loro vecchi amici.

 

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini 


  

I poveri del libano

Dicembre 2014 n 8

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

Dal ’48 il Libano ha sulle spalle il peso di mezzo milione di profughi palestinesi; la guerra in Siria ha portato un milione e mezzo di siriani; per non parlare delle migliaia di cristiani iracheni … un intero popolo sia stato espulso dalla propria terra e tutti questi fedeli sono stati spogliati di ogni cosa: case, proprietà, lavoro, chiese,..  E sono arrivati senza niente, solo con la croce in mano e i vestiti che indossavano.

Il totale dei profughi oggi equivale alla metà della popolazione libanese.

Oggi i rifugiati soffrono di una situazione molto difficile, soprattutto perché l'inverno è già cominciato e la pioggia è venuta presto. Le difficoltà sorgono dalla mancanza di cibo, di vestiti pesanti, di coperte e di alloggi per decine di migliaia di persone, per proteggersi dal freddo e dalla neve, che rende impossibile per i rifugiati di poter vivere nelle tende, o all'aperto nelle aiuole spartitraffico. Vi sono anche difficoltà che riguardano problemi sanitari e l’igiene.

Anche i nostri volontari di Oui pour la Vie si impegnano con le loro rinunce personali per soccorrere questi sventurati.

Una nostra volontaria, Joyce, per vivere in spirito di grande fiducia in Dio, ha chiesto a suo padre di devolvere, in favore dei poveri, un’eredità giunta inaspettatamente, nonostante che la famiglia fosse  indebitata a causa della perdita del lavoro della ragazza stessa e del padre.

Uno dei nostri volontari, Fadel, si occupava di 12 persone drogate, rifiutate dalla loro famiglia e dal loro vicinato. La nostra associazione aveva affittato per loro una stanza a Ouzai (un quartiere islamico molto povero alla periferia di Beirut) per proteggerli e toglierli dalla droga, correndo il rischio di avere problemi anche gravissimi (fino anche all’uccisione) sia da parte delle famiglie di origine che anche dei drogati stessi, che perdono totalmente coscienza quando sono sotto l’effetto degli stupefacenti.

Fadel si è impegnato con grande forza spirituale, affidandosi completamente a Dio.

Il primo mese era duro per il proseguimento dell’impegno anche in favore delle famiglie di origine di questi drogati, per i loro bambini, a causa delle minacce ricevute dalle loro famiglie, che non vogliono che nessuno si occupi di coloro che loro hanno abbandonato. Fadel è tuttavia restato a vivere con loro in una stanza dove non c’erano ne finestre, per proteggersi dal freddo e dagli insetti, e nemmeno letti e mobili. Hanno poi utilizzato il sistema della “preghiera ognuno a modo suo” e il riconoscere “gli errori del passato”. Dopo 4 mesi Fadel si era ammalato ed ha dovuto lasciarli, ma con buoni risultati: in 7 hanno smesso di drogarsi per impegnarsi in un buon lavoro, 2 si sono sposati. Un altro è morto, ma senza aver più assunto droghe. In tre sono fuggiti via. Quando Fadel si è ammalato, questi giovani hanno intrecciato dei vimini costruendo panieri e sono andati in strada a venderli per comprare un regalo da dare a chi li aveva accettati così come erano e per dirgli grazie, perché ha creduto in loro, senza considerarli diversi dagli altri, in quanto davanti a Dio siamo tutti uguali.

Santo Natale e Felice 2015 a tutti!!!!

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini 




Le preghiere nelle chiese distrutte


I poveri del libano

Ottobre 2014 n 7

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

Centinaia di migliaia di persone sono in fuga dall’Iraq verso i Paesi vicini. Una diaspora silenziosa come ad esempio in Giordania, dove secondo le stime ufficiali i profughi sono 500.000, anche se fonti locali parlerebbero di oltre un milione di esuli.

Nelle ultime settimane sono giunte in Libano circa 350 famiglie di iracheni, fuggite alla follia omicida di gruppi estremisti che vogliono cancellare ogni traccia del cristianesimo e di altre minoranze islamiche.

Le famiglie irachene portano visibili sul loro volto le tracce delle sofferenze che sono state loro inflitte attraverso uccisioni, rapimenti, estorsioni di denaro e violenze efferate. Hanno raggiunto il Libano camminando nel deserto o usando mezzi di fortuna, ma sempre con un grande spirito di abbandono a Dio e alla sua Provvidenza. Li vediamo pregare cantando, piangere la morte dei loro cari e la distruzione dei loro beni e dei luoghi di origine, ma senza essere animate da spirito di vendetta.

Sono rifugiati “invisibili”, dispersi nelle principali aree urbane, senza campi dove essere soccorsi e privi della possibilità ormai di lavorare in maniera legale, di usufruire di assistenza sanitaria e di mandare i loro figli a scuola.

Anche i nostri volontari di Oui pour la Vie mettono tutto il proprio impegno e offrono gran parte delle risorse personali, per cercare di soccorrere questi sventurati, che si aggiungono al milione e mezzo di profughi siriani, ormai in Libano da tre anni.

 

Una famiglia del nostri volontari, non avendo il denaro per la bolletta del telefono al punto che attualmente può solo ricevere chiamate, ci ha portato un’offerta ricavata da un lavoro straordinario del marito dicendo: “Questi soldi, piuttosto che per le nostre telefonate, è meglio che servano a dare da mangiare a questi disperati”.

Alcuni nostri insegnanti, che già offrono un terzo e anche oltre del loro stipendio per i figli dei rifugiati, si stanno impegnando fortemente per la preparazione da privatisti dei ragazzi per gli esami di scuola (visitandoli nei loro rifugi e pagando loro stessi le tasse di iscrizione).

La famiglia di Madame Ambar, che  piange l’uccisione del padre in seguito al mancato pagamento del riscatto dopo un lungo rapimento, ha ricevuto abiti e cibo e insieme ai nostri volontari e li ha condivisi con la famiglia di un’altra vedova irachena come loro, Suhair, appena arrivata e in condizioni di grande disagio: volti stremati di bambini e anziani stesi per terra sulle coperte; sette persone intorno a tre soli piatti per consumare un pasto unico giornaliero.

 

La famiglia della vedova Maimuna, dopo aver assistito alla strage di alcuni abitanti del paese e alla distruzione della propria casa ad opera degli estremisti sunniti in Iraq, è stata accolta da un nostro volontario, Kamal, anche lui musulmano sunnita. Il figlio di Madame Maimuna, Imraan, era animato da profondi sentimenti di vendetta. Dopo, però,  aver conosciuto il nostro Kamal, che da islamico aiuta con molta serenità bisognosi di ogni origine e appartenenza, si è notevolmente calmato.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini 





I poveri del libano

Luglio 2014 n 5

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

La guerra in Siria non finisce mai di provvocare vittime civili, soprattutto tra i bambini. Sono i dati UNICEF questi 3 anni di conflitto hanno infatto causato disagi, ferimento e addirittura l’uccisione in tutto di circa 1 milione e 200 mila bambini. Si parla di 10 mila piccoli che hanno perduto la vita nel conflitto e di almeno 8 mila che hanno raggiunto, senza i loro genitori, i confini degli stati vicini, tra cui principalmente il Libano nel quale, oltre quindi alle precarie condizioni igieniche e all’enorme carenza dei mezzi di sostentamento e delle medicine, si aggiunge quindi in particolare per i fanciulli che sono particolarmente a rischio, la diffusione di malattie infettive: polio, meningite, infezioni gravi alle vie respiratorie e dissenteria il cui contagio si propaga facilmente soprattutto in coloro che vivono praticamente all’aperto, nelle baracche fatte di fango o di rifiuti e tenute insieme con lo spago.

Quando non ci sono attentati, Oui pour la Vie organizza anche dei giornate distensive per bambini libanesi e siriani per favorire l’accoglienza e del perdono.

Una vedova musulmana di 62 anni ha perduto da un anno il suo figlio unico e suo marito, in seguito ad un incidente. I nostri volontari di Oui pour la Vie, che rinunciano fino ad un terzo delle loro risorse, l’aiutano nel cibo e nelle medicine e lei ha compiuto un gesto di coraggio davanti ai suoi amici musulmani dicendo: “E’ vero che sono musulmana, ma penso che questi giovani mi hanno trasformato in una cristiana, perche’ se fossi veramente islamica avrei dovuto avere odio  e risentimento verso Dio, per la morte dei miei cari. Per noi, infatti, Dio e’ inavvicinabile e un po’ duro, ma i cristiani invece lo considerano veramente un padre ricco di tenerezza. Infatti, stando con questi volontari di Oui pour la Vie, che vengono ad aiutarmi regolarmente facendo i lavori domestici con un grande sorriso e gentilezza piuttosto che uscire a divertirsi con i loro amici, ho imparato anch’io a dire: ‘Sia fatta la volonta’ di Dio’. Si vede che loro prendono questa gioia dal loro Signore e nessuno li obbliga a venire ad aiutare un’anziana vedova come me. Da noi si puo’ donare il denaro, ma non il tempo e credo che le ore che trascorriamo insieme siano molto piu’ preziose dei soldi. Non mi hanno nemmeno mai chiesto di diventare cristiana. I buoni cristiani hanno una luce nei loro occhi che viene direttamente dal loro Signore. Purtroppo nella mia età avanzata, con tutte le mie malattie che mi ritrovo, non oso proprio pensare di cambiare religione, ma nel cuore mi sento cristiana”.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini 

--
L'email per rispondere a questo messaggio è pdamianolibano@gmail.com. L’associazione di volontari libanesi, riconosciuta legalmente in Libano, e' contattabile per ogni genere di informazioni e anche per un sostegno economico al seguente indirizzo info@ouipourlavielb.com  Il sito si trova su http://www.ouipourlavielb.com/en/  e in italiano su  http://www.ouipourlavielb.com/it/


 
Caro Enrico, allego le fonti .
Come si vede da sotto, nel primo allegato sono ricordati gli 8000 bambini morti.
Nel secondo allegato, 1200 mila tra disagiati, feriti e morti (cifra complessiva).
P Damiano

» 04/04/2014
SIRIA - LIBANO
Vittime, profughi, devastazioni: le cifre della guerra siriana e i drammatici riflessi sul Libano
La rivolta contro il regime di Assad in tre anni ha causato 150mila morti (oltre 51mila civili, di cui quasi 8mila bambini), 2,6 milioni di rifugiati oltreconfine e 6,5 milioni di sfollati interni. Il Pil è crollato del 45%, la moneta ha perso l’80% del valore. Oltre un milione di siriani hanno cercato riparo in Libano, appello Onu: aiutiamo Beirut a gestire l’emergenza.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Oltre 150mila morti, milioni di sfollati e una nazione in rovina. In tre anni, la rivolta siriana contro il presidente Bachar al-Assad si è trasformata in una guerra civile dalla portata devastante. Il conflitto, iniziato nel marzo 2011 con una sollevazione di popolo pacifica contro il regime, ha innescato una repressione sanguinosa e un'escalation militare che ha colpito in primis la popolazione. Oggi i riflessi di questa guerra sono visibili in tutta la regione del Medio oriente e, in particolare, in Libano dove si è riversata la maggioranza dei profughi. In base alle ultime stime di questi giorni, sono più di un milione i rifugiati siriani in cerca di accoglienza nel Paese dei Cedri. 

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, con base in Gran Bretagna, almeno 150.344  persone - di cui 51.212 civili e, fra questi, 7.985 bambini - sono morte nel conflitto; una guerra che in un primo momento vedeva contrapposti regime e ribelli, ma che col tempo si è fatta sempre più complessa e articolata con l'ingresso di miliziani islamisti, jihadisti e mercenari stranieri al soldo dell'opposizione. 


Siria, tre anni di guerra. (anno 2014) Un milione e duecentomila bambini profughi, 3 milioni non vanno a scuola

L'Huffington Post
Pubblicato: 15/03/2014 15:29 CET Aggiornato: 15/03/2014 15:29 CET
Print Article

 

 

I poveri del libano

Marzo 2014 n 2

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

 

Il numero degli sfollati dalla Siria, dicono le ultime statistiche, raggiunge ormai i 6 milioni dei quali piu’ di 1.400 mila si trovano in Libano, senza fissa dimora, e il resto vaga nel paese siriano e negli altri limitrofi. Numerose sono le testimonianze di scontri e uccisioni sommarie anche tra gli stessi civili che ci raccontano i profughi, insieme a violenze efferate su donne e minori. Sono più di 11.000, secondo le organizzazioni umanitarie, i bambini morti finora in questo conflitto.

Tra i rifugiati libanesi sta esplodendo la poliomielite che minaccia circa 4.000 ragazzi.

Infezioni intestinali o respiratorie, malattie della pelle, i problemi di salute vanno di pari passo con le precarie condizioni di vita e d’igiene dei rifugiati.

Anche i nostri volontari di Oui pour la Vie impiegano tutte le loro risorse e le loro rinunce personali, anche fino ad un terzo delle loro possibilità, per tentare di far fronte a queste emergenze, cercando ovunque medicinali e cibo.

Una nostra volontaria, che lavora in un ambiente dove i suoi colleghi bestemmiano e dicono volgarità, si é fatta coraggio ed ha messo nel suo ufficio una cassettina chiedendo un dollaro per ogni cattiva parola.

George è un giovane che ha vagato nel deserto per entrare in Libano attraverso le montagne libanesi ed è arrivato vicino a noi quasi disidratato, trascinandosi dietro suo figlio, così denutrito al punto che gli si contavano le costole. Situazioni simili le troviamo spesso in questo periodo nel quale talvolta non é facile comprare e distribuire il cibo a causa del clima di tensione, per i frequenti attentati: non appena le strade vengono liberate, riprendiamo comunque le nostre visite per portare gli aiuti.

Nel contatto con i profughi notiamo come spesso nella fuga dalla Siria, con mezzi di fortuna, membri della stessa famiglia perdono i contatti tra loro. I profughi siriani normalmente non si inseriscono nei centri abitati in quanto temono anche di essere riconosciuti e subire persecuzioni o ritorsioni sui parenti rimasti in patria, che potrebbero verificarsi quando venissero individuati dagli appartenenti a gruppi rivali. Per favorire il ricongiungimento con la propria famiglia di un giovane e un'anziana che si erano perduti, uno dei nostri volontari libanesi ha chiesto a chi poteva aiutarli: "anche se ci troviamo a rischio di guerra a causa della loro numerosa presenza, aiutiamoli".

In questo periodo di Quaresima i nostri volontari si sono proposti di rispettare con impegno la tradizione maronita che richiede per l'intero periodo di non mangiare e bere, nemmeno l'acqua, ogni giorno fino a mezzogiorno, di astenersi dalla carne, dai latticini oltre che chiaramente dai dolci, fumo e caffé. Anche diversi poveri seguono questo esempio e preparano del cibo per altri. Gioice, la figlia di una nostra volontaria, fa merenda a scuola dopo le dodici. Un sacerdote amico ha chiesto l'offerta di quattro agnelli in memoria dei defunti, per poter distribuire almeno per Pasqua della carne a malati molto denutriti.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini 

 

I poveri del libano

Gennaio 2014 n 1

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

 

A due anni dall'inizio del conflitto in Siria, il numero dei profughi supera i tre milioni. I rifugiati siriani in Libano che assistiamo, dei quali 800.000 sono spesso all’aperto, ci descrivono violenze di ogni genere che non risparmiano nemmeno donne e ragazzi, con ogni sorta di atrocità e torture.

Questi sventurati, che visitiamo sul lungomare del Libano o in altri luoghi di fortuna, devono far fronte, inoltre, a una crescente mancanza di cibo e medicine. Secondo un rapporto del 2012 che ha esaminato gli effetti della crisi in Libano, qui l’afflusso dei profughi ha provocato un aumento dei prezzi che ha raggiunto anche il 100%.

Prima di Natale, quando il gelo della tempesta denominata "Alexia" è sceso sui loro accampamenti, non sono mancati i decessi di bambini e anziani, perché costretti a vivere all'aperto, tra i rifiuti e il fango.

  Una ragazza, che i nostri volontari di "Oui pour la vie" aiutano regolarmente, ci ha raccontato di avere rischiato di subire violenze, talvolta  commesse anche davanti ai familiari, ed avere evitato anche il conseguente disonore contraendo, nonostante ancora poco più che adolescente, il matrimonio imposto dai suoi, solo per cercare protezione. Ora si trova in Libano, lontano dalla famiglia e dal marito, e con le nostre volontarie, che si ispirano a Santa Rita da Cascia "patrona dei casi impossibili", lei vuole percorrere questo cammino di carità e perdono, incontrando con noi bisognosi di tutte le appartenenze e origini, per mettere pace nel proprio cuore e aiutare altre sventurate come lei.

    In alcuni luoghi della Siria, gruppi estremisti distruggono gli ospedali e condannano a morte chi cura i feriti, in modo da costringere gli abitanti a lasciare il paese. Un giovane medico siriano, sfuggito alla cattura e disorientato, dopo la rocambolesca fuga in Libano, ha incontrato i nostri volontari, ha ripreso coraggio grazie alla loro amicizia e collabora gratuitamente nel soccorrere i feriti.

    Un'attenzione particolare è dedicata ai profughi bambini. È bello vederli gioire per un piccolo dono, correrci incontro a braccia aperte gridando il nostro nome per salutarci. Questi piccoli, visitano con noi altri loro amici che, per lo choc subito a causa dell'esilio, non riescono a parlare e mangiare.

    Per Natale, alcuni volontari hanno scambiato abiti invernali, ricevuti in dono, con quelli di profughi coetanei, che ne erano sprovvisti.

    Spesso sistemati in quartieri poveri, che non hanno sufficienti strutture per assisterli o inglobarli, i rifugiati lottano per comprare viveri, acqua, vestiti e altri beni di prima necessità.

Molte famiglie cominciano a vendere i propri beni personali, e sono comunque obbligate a mandare a lavorare anche i bambini. I nostri volontari hanno cercato di riscattare questi piccoli sfruttati, offrendo in cambio qualche ora del loro lavoro o parte dello stipendio o servizio sanitario gratuito in favore dei familiari di chi li aveva assunti.

 

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini

 

 

I poveri del libano

Dicembre 2013 n 7

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

Auguri di  Santo Natale 2013 e Buon 2014

In Libano oltre 800 mila profughi siriani vivono in baracche o all'aperto. La guerra in Siria continua a costringere centinaia di migliaia di persone a varcare i confini con Libano, Giordania, Iraq e Turchia. Entro la fine del 2013 il numero di profughi in fuga dal conflitto potrebbe salire a oltre 3 milioni. Queste persone vivono in condizioni disperate, senza riparo o ammassati in tende e baracche. La maggior parte delle famiglie non ha nemmeno servizi igienici e la possibilità di cucinare un pasto. I nuovi arrivati si sono stabiliti in radure fangose e hanno costruito le loro baracche da zero, utilizzando i rifiuti e il fango. (Radio Vaticana 28/11/'13).                                   Anche i nostri volontari  di Oui pour la Vie sono in prima linea nell'accoglienza dei rifugiati. Circa la metà dei profughi non arriva a 17 anni.

* Jaffar di 10 anni, nonostante la sua tenera età, è costretto a lavorare duramente per ore e ore ogni giorno in un magazzino con una misera paga. I nostri volontari l’hanno sottratto a questo sfruttamento, pagando loro una quota in modo da potergli risparmiare anche l'umiliazione di andare a mendicare.

* Sahl nella fuga dalla Siria si è ritrovato separato dai genitori. I nostri volontari hanno chiesto a famiglie libanesi, che potevano aiutarlo di fare il possibile per avere notizie e riportarlo dai suoi. L'uomo interpellato ha risposto: "Anche se ci troviamo quasi in guerra a causa loro, per la vostra buona volontà, mi metto a disposizione per riportarlo dalla sua famiglia".

* Siham sta perdendo l'anno scolastico a causa della sua fuga dalla Siria. Alcune nostre insegnanti gli offrono gratuitamente lezioni, tenute in luoghi improvvisati o all'aperto e s’impegnano a pagare le tasse scolastiche necessarie, affinché sostenga gli esami da privatista alla fine dell'anno.

* Parlando con Suhayma, una vedova siriana che da poco ha perduto il marito e che si trova a vivere anche lei in una baracca, una delle nostre volontarie le ha riferito una frase pronunciata da Papa Francesco alla fine di novembre: "Se apriamo la nostra porta ai più poveri, la nostra morte diventa una porta che ci introdurrà al Cielo".

Suhayma ha aggiunto: "Nella mia baracca non ci sono porte, ma desidero ringraziare Dio per il sostegno che mi date a sopportare il mio dolore e anch'io come voi (riferendosi ai volontari) dono un poco di latte in polvere per altri bambini bisognosi, affinché mio marito possa andare presto in Cielo”.

* I nostri volontari di Oui pour la Vie si sono impegnati  anche quest'anno a chiedere a familiari ed amici di non ricevere regali per il prossimo Natale, ma di devolvere l'equivalente in denaro per l'acquisto di cibo, medicine per i profughi siriani e per gli altri poveri libanesi di qualsiasi appartenenza, che continuiamo sempre a visitare e a sostenere.

* Una famiglia che dorme per terra, alla quale abbiamo consegnato medicine e materassi, ha insistito che accettassimo un poco di verdura in favore di altri bisognosi.

* Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini 

APRILE 2013: Negli ultimi mesi il conflitto in Siria sta diventando sempre più duro. E’ diventato ormai quasi incalcolabile numero dei rifugiati  presenti in Libano. Non sono mancate esplosioni e conflitti in strada.

L’emergenza umanitaria, che di giorno in giorno diventa sempre più impossibile da gestire, comporta un enorme aumento del costo della vita spingendo molti anche a compiere gesti disperati.

Come volontari di “Oui pour la Vie” abbiamo scelto come motto in questo periodo la frase di Papa Francesco in occasione della visita all’isola di Lampedusa, di qualche settimana fa: “Preghiamo per avere un cuore che abbracci gli immigrati. Dio ci giudicherà in base a come abbiamo trattato i bisognosi”.

L’occasione di un aiuto umanitario che si porge diventa, infatti, il motivo per creare un’amicizia, una vicinanza che aiuti il povero a diventare “protagonista” di carità, facendosi lui stesso tramite verso gli altri bisognosi di sua fiducia, al fine di collegare tra loro le persone moderate, nella speranza di poter sempre evitare ritorsioni e attentati che possono facilmente condurre ad una guerra civile.

Una famiglia cristiana molto povera conosciuta nel quartiere di Nabaa, alla periferia di Beirut, ci indicava altre persone da aiutare, che sono musulmane.

Nawal, che ha speso tutto il denaro guadagnato con il lavoro per interventi chirurgici, si trova senza niente e nessuno dei suoi nipoti vuole sapere di lei; non l’hanno accolta in casa nemmeno il giorno del funerale del marito, per non rischiare di doverla poi tenere ancora. Uno dei nostri volontari l’ha ospitata in casa sua. Eppure lei non si lamenta e non è facile farle accettare qualcosa. Per non mortificarla allora compriamo qualcosa dal suo piccolo negozio, dove si trova un po’ di tutto. Quando la visitiamo, ci racconta molte storie divertenti della sua vita, senza lamentarsi.

Come lei ci sono tantissimi che da una settimana all’altra possono abitare in nuove abitazioni (anche semplici stanze o garage….), perché mandati via quando non pagano l’affitto.

In due stanze vivono 13 bambini in tutto, provenienti da famiglie impegnate nel conflitto in Siria. Con loro andiamo a giocare e alla fine, la merenda si condivide con i bambini di tutti gli altri gruppi.

George è malato terminale di cancro, ma non ha i soldi per la chemioterapia. Non riceve la pensione. Avendo procuratogli il necessario per un nuovo ciclo della terapia, ha detto a una nostra ragazza: “Voi mi avete ridato vita, preferisco non ripetere il trattamento, perché, se poi sto di nuovo male come prima, non potrei più vedervi”.

Charbel è malato di diabete e non ha nemmeno qualche dollaro per l’insulina. Da quando ha cominciato a venire con noi a visitare gli altri bisognosi di tutte le appartenenze ed a chiedere gli aiuti per loro, ha vinto la tentazione di scoraggiarsi e considerare inutile la sua vita.

La macchina di Adel, profugo siriano, si è bloccata in strada e due dei nostri volontari hanno lasciato una cena di amici per andare a soccorrerli.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini

Situazioni  delicate seguite personalmente da "Oui pour la vie" dall’agosto 2011

I bimbi siriani in fuga dalla guerra
tra i passeggeri in stazione a Milano

Propughi siriani, la prospettiva è un libano nel caos

 

Situazioni  delicate seguite personalmente da "Oui pour la vie" dall’agosto 2011

Roy di 16 anni, Marc 12 e Marie Belle di 10 anni. La famiglia, che e’ cristiana, deve cercare 1000 $ per bambino all’anno per le spese della scuola per non essere costretta a iscrivere i propri figli nelle scuole pubbliche piu’ economiche ma di bassissimo livello e con molti fanatici. La famiglia e’ divisa a causa di un padre instabile mentalmente, duro e che non si interessa mai ai suoi figli, la mamma ha tentato 6 volte il suicidio a causa della poverta’ e della durezza del marito.

Rachid di 11 anni. 300 euro$ al mese per anno. Bambino malato con problemi di salute fisica psichica in una poverta’ atroce.

Fatima di 14 anni: 200 $ al mese per 2 anni. Giovane bambina palestinese divorziata e rifiutata dalla sua famiglia perche’ incinta. Lavora come una donna di servizio in un caffe’ con una salute molto fragile. Lei e’ in cinta di un mese e lei deve riposarsi nel periodo della gravidanza e nell’anno successivo. Dovra’ anche farsi carico delle spese per il suo bambino.

Marc di 13 anni: 1000 $ all’anno per le tasse scolastiche del bambino. Orfano e abbandonato dal padre alcolizzato; suo zio rifiuta di prendersene cura.

Souead di 15 anni. Una ragazza molto giovane picchiata ogni giorno da suo marito che rifiuta di concedere il divorzio perche’ si appoggia sul fatto che la moglie e’ tenuta alla restituzione dei soldi che ha dovuo spendere per lei nel matrimonio e nella dote. Lei ora obbligata ad accettare questa coabitazione e non c’e’ nessuna legge che la protegga. Vive in un inferno a causa del marito che talvolta la obbliga a compiere gesti non onesti per procurarsi il denaro. La giovane ha cominciato anche a drogarsi, ma per fortuna i nostri volontari hanno potuto aiutarla a smettere, ma e’ molto difficile aiutarla ad aver il divorzio a causa della grande somma di denaro.

Allacciamento e spese per l’energia elettrica in una famiglia di 4 bambini: il padre e’ all’estero e non riesce a inviare i soldi nemmeno per la scuola.Alexandre,17 anni lavora quando esce dalla scuola, Mariella 15 ans, Rita 10 e Charbel 10 anni e sono gemelli. La mamma non lavora. Vivono di aiuti. Occorrono 50 $ ogni mese.

Nahjad, 47 anni vedova, non ha una cucina. La figlia ha 12 anni. Vive di aiuti. Non ha il minimo necessario. 1000 $. Per pavimento e un piccolo fornello.

Juliette (incontrata a Beirut) 11 anni asmatica, famiglia molto povera. Papa’ e’ alcolizzato e dedito al gioco. La mamma pulisce le case. 40$ al mese .Mamma malata fisicamente e psicologicamente.

Campo scuola 30 ragazzi poveri piu’ i responsabili, seguiti regolarmente con catechesi e celebrazione provenienti dall’Irak (in attesa di essere inviati all’estero) e Nabaa (una delle due periferie povere di Beirut). Per 2 settimane a Kfar Sama (con Lo Tedhal, nella casa dove abbiamo mangiato) circa 1000 $ per spese di trasporto, vitto, energia elettrica da prendere a locazione.

------------------------------------------------------------

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi, membri dell’associazione legalmente riconosciuta “Oui pour la vie” presente a Damour in Libano, impegnata in favore dei più poveri

Anniversario del massacro di Damour

Il 26 gennaio, Damour ricorda il 6 gennaio 1976, per l’evento più tragico della storia del paese, il massacro. Ascoltiamo alcune parole dell’allora parroco, Mons. Mansour Labaky. “Mi ricordo qualcosa che ancora mi fa rabbrividire. Un'intera famiglia, la Famiglia Can'an, quattro bambini tutti morti, e la madre, il padre, e il nonno. La madre stava ancora abbracciando uno dei bambini. Era incinta. Gli occhi dei bambini erano stati cavati e i loro arti amputati. Erano senza gambe e senza braccia. Li abbiamo portati via in un Apecar. E chi m'aiutava a portare via i cadaveri? L'unico sopravissuto, lo zio dei bimbi. Si chiamava Samir Can'an. Egli portava con me i resti del suo fratello, del suo padre, della sua cognata e dei poveri bambini. Neonati e bambini morirono di disidratazione. L'attacco cominciò dalle montagne. Era un'apocalisse. Vennero in migliaia, urlando a squarciagola 'Allahu akbar! Iddio è grande! Attacchiamoli in nome degli arabi, offriamo un olocausto a Maometto'. E massacrarono chiunque li si metteva sul cammino, uomini, donne e bambini.

Intere famiglie sono state uccise nelle loro case. Molte donne furono violentate in gruppo, alcune di loro furono lasciate vive. Una donna salvò la sua figlia adolescente dalla violenza sessuale spalmando la sua faccia con dell'indaco per farla apparire ripugnante. Mentre le atrocità continuavano, gli invasori si scattavano delle foto e le offrirono, più tardi, per soldi ai giornali europei. Alcuni sopravissuti testimoniarono l'accaduto. Una ragazza sedicenne, Soumaya Ghanimeh, testimoniò la fucilazione del padre e del fratello da parte di due degli invasori, e vide la propria casa, assieme alle case dei vicini, saccheggiata e bruciata. Ella disse:

‘Di fronte alle case erano parcheggiati dieci camion nei quali erano stipati i bottini. Mi ricordo quanto ero spaventata dal fuoco. Stavo urlando. E per molti mesi non riuscii a sopportare che qualcuno accendesse un fiammifero accanto a me. Non ne sopportavo l’odore."

Lo stesso Mons. Labaky dopo essersi impegnato dai giorni del massacro in favore delle vittime dei massacri, ha donato al nostro istituto un terreno della sua famiglia per l’edificazione di un’Opera dedicata alla Madonna di Fatima, con finalità spirituali e caritative.

Proprio per aiutarci a pagare le tasse di questa donazione una signora del paese ha offerto come contributo il denaro appartenente alla propria riserva personale.

I superstiti si sono sempre sentite chiamate da Dio a condividere anche il loro necessario con poveri, che appartengono a gruppi nemici, usando pazienza e perdono, nonostante l’ingiustizia, che fino ad oggi causa l’emigrazione dei cristiani,.

Un’altra signora, d’accordo con la figlia, ha proposto a sua sorella di vendere un terreno per aiutare famiglie povere in difficoltà.

Anche il gruppo giovani del paese ha deciso, una settimana a turno di farsi carico presso le proprie famiglie di alcuni bisognosi. Nel periodo estivo i giovani rinunciano ad andare nei locali di divertimento per aiutare i poveri.

Il Libano rappresenta un incoraggiamento nel dire che è possibile vivere in maniera visibile la nostra fede, impegnandosi a edificare un’Opera per Dio, prima ancora di aver terminato di ricostruire le proprie case. E’ possibile accettare serenamente le inevitabili rinunce che magari oggi ci vengono imposte quando il Signore chiede di condividere volentieri il necessario con il nemico.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per un contributo in favore della nostra opera può inviare sms al 333/5473721 o inviare un vaglia a Cuter Daniella (mia madre) via Giuntini,1. Navacchio (PI) 56023 tel 3331309125:. Email: pdamianolibano@gmail.com o mettendosi in contatto direttamente con l’associazione “Oui pour lavie” attraverso il sito internet indicato in basso. Quando mi trovo in Italia, nell’occasione di celebrazioni o incontri, sono sempre disponibile a venire ovunque.

Pace e bene. P. Damiano Puccini

------------------------------------------------------------

I poveri del libano

Gennaio 2011 n 1

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission



Anche se la situazione del Libano ultimamente non e’ delle migliori, noi sentiamo sempre l’appello di Dio a “non aver paura” ed essere generosi nel compiere un gesto di bene che guarisca il cuore.

Nelle case si prega in ginocchio per la pace.

Prima ancora degli aiuti materiali, che certo si vorrebbero dare a tutti e non si finisce mai di cercali, la testimonianza della condivisione gioiosa del necessario con poveri dei gruppi nemici anche in questi giorni, allontana minacce di guerra civile, facendo sentire a tutti che Dio permette di stare calmi e di vivere con pazienza anche una situazione ingiusta. Il cuore di chi ha subito ogni forma di violenza, come i profughi iracheni, guarisce quando riprende ad amare nel dono di se’ e delle proprie cose anche a poveri dei gruppi ostili. Ad esempio, anche nella scuola di Hezbollah vicino a Sidone, il preside diceva, “e' vero che per noi islamici in cielo andiamo solo noi musulmani, ma vedendo il vostro impegno di volontari mi chiedo perche' non veniate pure voi”. Le nostre insegnanti, infatti, aiutano bambini poveri che abitano in case di quel quartiere senza l'elettricita' offrendo loro ripetizioni scolastiche anche gratuite e i loro genitori sono sempre riconoscenti. Una delle nostre volontarie cristiane e’ diventata vicedirettrice della scuola.

Sono passati quasi 10 anni da quando il primo nucleo dei membri di quella che oggi e’ “Oui pour la Vie” hanno cominciato la loro attivita’ in favore dei piu’ poveri. Molti di loro hanno preso l’impegno di donare un terzo delle loro risorse mensili per i poveri. Da questa attenzione vissuta con molta fedelta’ scaturisce la frequenza assidua agli incontri spirituali e di formazione dell’associazione e quindi la testimonianza gioiosa del vivere in purezza e semplicita’ anche in ambienti, come alla periferia di Beirut, nei quali malgrado la poverta’ non mancano le occasioni viziose di ogni genere.

E' il sorriso la principale carita' che si offre e che forma i nuovi volontari, durante le nostre visite quotidiane nelle case di “tutti quelli che hanno bisogno senza distinzione di origine e di appartenenza” per conservare legami di collaborazione, i soli che restano purtroppo in questi momenti di tensione perche’ parlano sempre di perdono.

Abbiamo consegnato una medicina ad una signora malata di ulcera allo stomaco: dopo qualche giorno, quando ci siamo informati della sua salute lei ci ha detto che aveva passato il farmaco ad una sua vicina “che aveva più bisogno di lei” e che il Signore avrebbe pensato al resto.

Diversi nostri volontari, come ormai da diversi anni, per lo scorso Natale hanno fatto sapere di preferire al posto dei regali, che l’equivalente in denaro fosse dato per i più bisognosi.

Anche Fadel, uno dei nostri sostenitori, nonostante che abbia un’automobile con i finestrini rotti che lasciano passare acque e vento, ha pensato di comprare un computer da 300 dollari per far giocare un po’ questi ragazzi emarginati che hanno sofferto moltissimo.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 o un email a:

info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano Puccini  

 

------------------------------------------------------------

 

Novembre 2010 n 3

I poveri del libano

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

Alcune esperienze di carita’ e perdono vissute dai volontari di Oui pour la vie.

Sono ormai piu’ di trent’anni, da quando la cittadina cristiana di Damour, all’inizio della Guerra civile libanese, fu attaccata e i suoi abitanti massacrati o evaquati dall’islam estremista di palestinesi e drusi. Le chiese vennero profanate e le icone rubate. Tra queste, un’immagine della Vergine Maria fu sottratta da un terrorista, che si era macchiato di un numero considerevole di delitti durante l’eccidio. Con profondo odio contro i cristiani, questo fanatico incise alcuni versetti coranici sull’icona, prima di nasconderla. Passato molto tempo questo giovane aveva dimenticato l’immagine e in seguito si era anche sposato. Dopo 10 anni di matrimonio, non riusciva ad avere bambini da nessuna delle sue 2 mogli, nonostante le visite mediche e i colloqui con i saggi musulmani. Si mise allora a pregare in particolare la Madonna, (la “Vierge Dame” come la chiamano loro). Racconta di aver visto in sogno, in quei giorni, la Vergine che gli disse: “Pentiti per tutto quello che hai fatto contro i miei figli, ripristina la dignita’ della mia immagine e ti sara’ concesso quello che chiedi”. Colui che si adoperava per le stragi, ora cercava di cambiare vita; in 2 settimane le sue mogli attendevano 2 bambini che furono chiamati Issa (Gesu’, nel Corano) e Neemeh (Grazia). Questo islamico collabora nel nostro apostolato, a sostegno dei piu’ poveri.

  Un pescatore musulmano di Sidone, vicino a Damour, osservava con attenzione, ma da lontano, l’impegno di Oui pour la vie. Da quando ha capito che il nostro stile consiste nell’aiutare ‘tutti coloro che hanno bisogno’, senza distinzione, (perche’ siamo tutti figli di Dio, cosi’ motiva il nostro amico pescatore), ha iniziato, nonostante la sua situazione di poverta’, ad offrirci una volta alla settimana il ricavato della pesca di un giorno. In casa sono in 7 e in piu’ i genitori anziani vivono con lui. Ogni volta che ci dona il pesce dice: “Quello che faccio e’ un dono non per voi, ma per Dio e i miei bambini”. Nonostante la grande pressione esercitata su di lui dalla sua comunita’ musulmana molto conservatrice, da quattro anni persevera in questo gesto.

Una signora che abita in un campo palestinese aveva un cane molto brutto, davanti alla porta di casa. Tutti quelli che passavano lo maltrattavano, mentre i nostri volontari lo accarezzavano sempre. La signora tra se’ diceva: “Questi giovani sono davvero figli di un Dio che non ammette l’odio per nessuna delle sue creature”. Grazie a questo semplice gesto, e’ nata con la signora, prima un’amicizia e poi una vera collaborazione nell’accompagnarci e seguire la situazione di altri bisognosi.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 o un email a: info@ouipourlavielb.com   P. Damiano Puccini 

------------------------------------------------------------

CLICCARE SU:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_settembre_27/bambini-siriani-fuga-milano-2223326000558.shtml

PER VISIONARE IL VIDEO SUL CORRIRE DELLA SERA DI VENRDI 27 SETTEMBRE

non vogliono essere identificati ed evitano gli sportelli di Comune o Caritas

I bimbi siriani in fuga dalla guerra
tra i passeggeri in stazione a Milano

Famiglie arrivate in Sicilia e dirette in Svezia

 

Famiglie siriane alla stazione di MilanoFamiglie siriane alla stazione di Milano

MILANO - È tutto qui, in questo zaino di tela verde militare regalato dalla Croce Rossa e in una vecchia borsa portadocumenti. «Ogni altra cosa l'abbiamo venduta - dice la donna - orologi, anelli, collane. E così anche lei - indica la giovane che le siede accanto - ha tenuto soltanto questi», due bracciali d'oro. Il velo in testa, gli occhiali da sole, gli stessi vestiti da giorni, i mariti che parlano tra di loro e studiano come riprendere il viaggio, i bambini che giocano sull'erba stenta della stazione Centrale di Milano, una biondina si dondola sulla sbarra delle biciclette comunali: sono famiglie intere, e sono in fuga dalla Siria.

 

Madri e padri trentenni, tre, quattro figli a coppia, a volte un genitore anziano. Sono sbarcati sulle coste siciliane, un po' di cibo e una coperta nei primi soccorsi, due notti nelle strutture d'emergenza e poi il treno da Catania a Milano, con l'idea di proseguire per il Nord. Magari la Svezia, sperano, che ha politiche di accoglienza per i profughi particolarmente generose. I soldi per il biglietto ce li hanno. Quest'uomo faceva l'idraulico, l'altro il commesso in un negozio. Gente semplice, dignitosa, con qualche risparmio. Scappati per le bombe, non per la miseria. I due gruppi qui nei giardinetti hanno cominciato il viaggio quasi un anno fa, quando era ancora possibile prendere un volo dalla Siria all'Egitto. Sono rimasti ad Alessandria finché non sono riusciti a imbarcarsi su uno degli scafi che attraversano il Mediterraneo, salvati da una nave cisterna, raccontano, e approdati a Siracusa. Milano è solo una tappa intermedia, da lasciare il prima possibile.

Li vedi che si muovono come ombre, silenziosi e attenti: non vogliono essere identificati, in Sicilia hanno fatto resistenza agli agenti che prendevano le impronte digitali, in Lombardia evitano gli sportelli di aiuto che siano del Comune o della Caritas: vogliono solo ripartire. Chi ha raggiunto il Nord è informato e sa che chiedere asilo in Italia non è un buon affare, perché ai rifugiati il Paese offre poco e perché inoltrare la pratica qui, in base ai regolamenti europei, significa non poter varcare il confine.
Devono anche stare attenti ai truffatori. In stazione si è sparsa la voce dell'arrivo a frotte dei siriani, raccontano che uomini nordafricani offrono passaggi clandestini, si prestano a fare biglietti, approfittano delle difficoltà a esprimersi in un'altra lingua che non sia l'arabo per togliere a queste famiglie gli ultimi soldi rimasti. È uno dei motivi per cui Abdallah e i suoi amici si danno il cambio in piazza. «Appena posso lasciare il lavoro - fa il marmista - vengo a vedere se ci sono connazionali che hanno bisogno di aiuto». Latte per i piccoli, un cambio di biancheria, ma soprattutto un tetto.

Safwan Bari si è portato a casa due donne e sette bambini, che con i suoi fanno undici. «Chiedo scusa per l'odore - nel salotto l'aria è irrespirabile -: sono due settimane che non si tolgono scarpe e vestiti», hanno pianto, hanno vomitato per il mare grosso, questo ragazzino coi ricci neri seduto sul divano ha pure rischiato di cadere in acqua. È la mamma a raccontarlo, Safwan traduce. Sono fuggiti da Erbin, quartiere alla periferia di Damasco, dopo l'attacco dell'esercito di Assad con le armi chimiche. Hanno raggiunto Latakia, la cittadina portuale a Nord di Homs, e lì hanno pagato. «Cinquemila dollari per ogni adulto, 2.500 per i bambini». Fanno 17.500, come ve li siete procurati? «Mio marito, commerciante d'automobili, li aveva messi da parte». Non abbastanza, però. Il resto viene da una colletta di amici e parenti, che si sono sacrificati perché almeno loro, i più giovani, si salvassero.

Gli scafisti «ci hanno detto che sarebbe stata una gita, che saremmo stati non più di settanta in una barca». E invece si sono ritrovati in 200, onde alte, acqua e cibo insufficienti, niente bagni, «i bambini si facevano la pipì addosso». Dieci giorni di sofferenza in mare fino a Lampedusa. Da lì, Catania e poi Milano. Hanno già fatto un primo tentativo di varcare la frontiera, vorrebbero arrivare in Germania, ma al Brennero la polizia austriaca li ha rimandati indietro. Adesso aspettano a casa di Safwan: «Sono siriano anche io - dice -, è il mio popolo, ma abbiamo bisogno di sostegno, da soli non ce la facciamo». Stanotte andrà a cercare un letto da un amico, per evitare alle donne l'imbarazzo di dividere l'alloggio con uno sconosciuto. Poi si vedrà.
Il centro di raccolta e di «smistamento» dei profughi è a poche centinaia di metri da casa sua, in un bar di Cologno Monzese ritrovo della comunità siriana a Nord di Milano. Ai tavolini sono tutti maschi e discutono di come affrontare l'emergenza. Non c'è posto per tutti, qualcuno dormirà in auto. S. M. per ora ha trovato ospitalità: 35 anni, rosso di barba e di capelli legati in una coda, una pallottola nel braccio sinistro sparata da un cecchino, nel suo quartiere alla periferia di Damasco aveva un negozio di scarpe, ma si dilettava anche di ritratti, ai matrimoni e alle feste. Quando è iniziata la rivolta, ha recuperato la macchina fotografica e racconta di essersi messo al servizio dei ribelli. Non vuole dire di aver combattuto, ma accetta di farsi scattare un'immagine, perché, dice «non ho paura, la mia faccia è già nell'album dei ricercati dalla polizia di Assad, mi hanno già bruciato casa e negozio, non ho famiglia, non ho più nulla». Per questo è fuggito. Lungo un percorso diverso, ma ugualmente costoso.

In macchina e a piedi ha raggiunto la frontiera con la Turchia. Di lì per arrivare a Istanbul ha pagato 2.500 dollari. Quindi un trafficante l'ha condotto sulla costa e imbarcato con altri cinque per un'isola greca, dove si è confuso tra i turisti e ha preso un traghetto per Atene. Altri 2.000 dollari per biglietto aereo e documenti falsi, tre imbarchi falliti, finché è riuscito a salire su un charter delle vacanze ed è atterrato ad Orio al Serio, Bergamo.
Ufficialmente, anche lui, qui in Italia non esiste.

ALESSANDRA COPPOLA     @terrastraniera

su: il corriere della sera  venerdi  27 settembre 2013

DA GLOBALIST SYNDICATION 

Propughi siriani, la prospettiva è un libano nel caos

Abou Mousa siede nella sala d’attesa di un’associazione caritatevole islamica mentre dall’emettitene araba al-Jazeera scorrono in continuazione immagini di guerra. Ancora non è riuscito a registrarsi presso l’UNHCR ed è in attesa di capire come fare ad ottenere qualche aiuto. Secondo i dati dell’UNHCR, in Libano arrivano almeno 1500 profughi ogni giorno. 

 

di Elisa Piccioni

Secondo i dati dell’UNHCR, ne arrivano almeno 1500 ogni giorno. Le cifre ufficiali parlano di 164 mila siriani soltanto nel paese dei cedri, con uno status giuridico incerto e scarse possibilità di trovare lavoro. Viaggio nel nord del Libano.

Abou Mousa siede nella sala d’attesa di un’associazione caritatevole islamica mentre dall’emettitene araba al-Jazeera scorrono in continuazione immagini di guerra. Ancora non è riuscito a registrarsi presso l’UNHCR ed è in attesa di capire come fare ad ottenere qualche aiuto.

Sono settimane che cerca di chiamare il numero che gli è stato indicato senza però riuscire a prendere la linea. Proviamo insieme: niente ancora.

Torna a guardare attentamente la TV, poi, timidamente, mi chiede: “Posso raccontarti la mia storia?”.

Abou Mousa è di Homs, come la maggior parte dei rifugiati siriani che incontro a Tripoli. E’ arrivato in Libano da soli due mesi perché “lì è troppo pericoloso e non si può più stare.”

A 16 anni - racconta- è stato arrestato perché il fratello minore era accusato di aver legami con i Fratelli Musulmani ed è rimasto in carcere per 13 anni, subendo torture e non potendo parlare con la famiglia.

Quando poi è tornato a casa, per anni non ha potuto sposarsi né lasciare la città perché il governo non gli riconsegnava i documenti.

“Mi ci è voluto molto tempo per ricostruirmi una vita normale”- dice - “Ed ora ho paura di dover ricominciare da capo. Ho speso 300 dollari per venire qua. Da Homs a Damasco, poi Beirut e infine Tripoli, perché qui i prezzi sono più bassi”.

La vita nel nord del Libano è meno cara, è vero, ma comunque sempre più cara rispetto alla Siria.

“Spero di restare poco … se non troverò lavoro come farò a mantenere mia moglie e le mie due bambine?”. E sono le lacrime, subito nascoste tra le mani, a chiudere la nostra breve conversazione.

La storia di Abou Moussa è solo una delle tante che puoi ascoltare in Libano, tra la gente che scappa da Homs, Aleppo e Damasco.

Qui sono numerosissime le prove da superare per riappropriarsi di una vita dignitosa, nella speranza di poter far ritorno nelle proprie case.

Trovare lavoro non è facile, ancor di più se non si hanno documenti in regola. Ai migliaia di profughi non resta dunque che affidarsi al mosaico di organizzazioni umanitarie presenti nel paese.

Nonostante ogni giorno si moltiplicano gli sforzi delle Nazioni Unite, ong e governo, l’emergenza umanitaria è tutt’altro che coperta e continuano gli appelli per un sostegno di massa all’emergenza.

La scorsa settimana è stato lanciato il quarto piano di risposta regionale volto a proteggere il sempre più alto numero di profughi in Libano, Turchia, Giordania ed Egitto, che per giugno 2013 potrebbero arrivare a quota un milione.

 

ATTRAVERSARE IL CONFINE

Secondo l’UNHCR, nell’ultima settimana sarebbero 4 mila i profughi siriani registrati presso le Nazioni Unite. Ma non tutti decidono di rivolgersi all'Onu, in molti preferiscono attraversare il confine illegalmente. 

Tra i motivi, la paura dei posti di frontiera, o l’impossibilità, per questioni di sicurezza, di percorrere la strada che da Homs porta al valico di Maana.

L’alternativa è quindi un cammino di molte ore nel corso del quale si rischia di finire sotto il fuoco dei cecchini o di mettere il piede in qualche mina.

“A volte si deve camminare anche per sette ore”, racconta Lina, che insegna ai bambini siriani in una scuola di Tripoli. “Ed è necessario addormentare i più piccoli con delle medicine, per evitare che piangano e attirino l’attenzione dei soldati”.

Poi c'è chi scappa a nuoto. E’ il caso di Amjad, 22 anni. Dopo aver disertato ha deciso di fuggire in Libano per salvarsi la vita.

Gli avevano detto di arrivare in un paesino vicino al fiume el-Kebir, che segna il confine tra la Siria e l’Akkar, e che da lì una barca lo avrebbe condotto sull’altra sponda.

Ma la barca non c’era. A quel punto si è tolto le scarpe e si è gettato nell’acqua fredda, nuotando a lungo controcorrente.

 

UNA PROTEZIONE INCERTA

Oltre a distribuire voucher per beni di prima necessità e ad occuparsi del coordinamento dei vari attori impegnati nell’assistenza umanitaria, l’UNHCR è incaricato della protezione legale dei profughi.

“La registrazione con l’UNHCR non è sufficiente per sistemare legalmente la presenza dei profughi siriani sul territorio”, afferma Alexia Nisen che lavora per l’ufficio di protezione dell'Onu a Qubayat, nell’Akkar.

“Tuttavia può rendere le cose più facili e nel caso di arresto siamo in grado di seguire la situazione ed evitare che vengano commessi abusi, come il rimpatrio forzato”.

I siriani che sono entrati nel paese per vie non ufficiali, o ai quali è scaduto il visto e non è stato possibile rinnovarlo (fino a qualche tempo fa era necessario ritornare in Siria per farlo), sono illegali e per questo potrebbero essere arrestati e rimandati in dietro.

“Sembra che questo non accada più”, sostiene la Nisen: “Abbiamo fatto molte pressioni e ora, visto le eccezionali condizioni in cui si trova il popolo siriano, di fatto la legge non viene applicata”.

Per paura di incombere nei controlli dei check-point molti siriani rimangono però confinati in zone di frontiera, come a Whadi Khaled, dove le condizioni sociali e quelle geografiche sono particolarmente difficili.

Di fatto in molti sono così impossibilitati a spostarsi per cercare lavoro o anche solo per arrivare a Tripoli, dove si trova l’ufficio di registrazione per il nord dell’UNHCR.

A causa dell’altro numero di richieste, attualmente ci sono circa 40.000 persone in attesa di completare il processo di registrazione, mentre molti non riesco ancora ad avere appuntamenti.

“Stiamo facendo del nostro meglio” spiega la Nisen, “ma il loro numero è davvero enorme”.

Non tutti inoltre decidono di registrarsi, nonostante le maggiori garanzie e la possibilità di accedere alla distribuzioni di beni. Alcuni non lo fanno perché non hanno ben capito i vantaggi della registrazione o non si fidano, altri preferiscono non farlo per paura di ritorsioni nei confronti dei familiari rimasti in Siria o per poter tornare in dietro in caso di necessità. Altri ancora dichiarano di non averne bisogno perché hanno parenti o amici in grado di sostenerli.

 

ALLOGGI E SERVIZI

“La nostra casa non c’è più. Quando l’abbiamo lasciata pensavamo che fosse al massimo per una settimana. Non abbiamo chiuso neanche l’elettricità”, dice Abeer, 26 anni, che vive a Tripoli da più di un anno.

Costretti ad abbandonare le proprie abitazioni in fretta, prima che fosse troppo tardi, molti arrivano in Libano senza nulla, con pochi soldi che finiscono presto.

A differenza di quello che accade in Turchia e in Giordania, in Libano non ci sono campi profughi per i siriani.

Se da un lato si evitano situazioni poco dignitose, dall’altro l’assistenza umanitaria è più difficoltosa e l’alloggio rappresenta il primo problema per i rifugiati.

Gran parte di loro viene ospitato da amici o parenti, spesso presso famiglie già in difficoltà.

Altri riescono a pagarsi l'affitto, i cui prezzi sono notevolmente aumentati negli ultimi mesi a causa della crescente richiesta, cosicché è facile vedere più famiglie costrette a condividere una sola stanza.

Solo pochi riescono ad accedere ad aiuti o a strutture abitative collettive messe a disposizione dalle municipalità e molti non hanno altra scelta che trovare rifugio in edifici abbandonati o in abitazioni di fortuna.

Le condizioni abitative peggiori si trovano nella Beka'a e nell’Akkar, dove le famiglie più povere si sono costruiti accampamenti di fortuna, comprandosi una tenda con i propri soldi. Qui manca tutto: acqua, riscaldamenti e luce.

Come afferma la Nisen, nel nord la capacità di accoglienza è giunta al limite: “Se il numero dei profughi dovesse continuare a crescere così come è previsto, dovremmo scegliere tra lasciarli all’aperto o creare delle tende o strutture abitative collettive”.

“Nonostante il freddo e la mancanza di lavoro, molte famiglie scelgono di fermarsi ad Arsal perché sanno che qui almeno possono trovare dei servizi”, racconta Maraay Flity che lavora per l’associazione libanese Amel.

Dallo scorso aprile gestisce un centro di assistenza sanitaria per profughi siriani nell’unica cittadina sunnita della Beka'a.

Originariamente pensato per offrire assistenza ai libanesi di una delle aree più neglette del paese (l’ospedale pubblico più vicino dista un'ora), ora sono principalmente i siriani che usufruiscono delle cure gratuite del centro.

“Siamo aperti dalle 2 alle 8 ogni giorno, ma non è mai sufficiente e dobbiamo restare sempre qualche minuto in più”.

“Oltre ad un medico generale abbiamo un ginecologo, un oculista e uno psicologo. Distribuiamo medicine e facciamo visite a domicilio per individuare le persone che possono aver subito traumi psicologici: molti soffrono di ansia, depressione e disturbi psicosomatici”.

 

I BAMBINI

Come sempre in ogni situazione di violenza a pagare il prezzo più alto sono i più piccoli. Tra i rifugiati, ci sono circa 75 mila minori.

Secondo un recente rapporto di World Vision sulla condizione dei bambini siriani in Libano, solo l’80% di loro sarebbe tornato sui banchi di scuola, mentre molti avrebbero iniziato a lavorare.

Ufficialmente il ministero dell’istruzione ha aperto le proprie scuole, ma i posti sono limitati e a causa dell’alto numero di studenti, non tutti sono riusciti ad iscriversi.

Maraay spiega ad esempio che ad Arsal, solo in 200 sono riusciti ad entrare nella scuola pubblica. Altri 400 ricevono istruzione dai Fratelli Musulmani, ed oltre 600 rimangono in lista d’attesa.

“Sto iniziando a dimenticare la forma di alcune lettere” dice una bambina di 11 anni citata nel report. 

Persino i più fortunati rischiano di non farcela, il tasso di abbandono è molto elevato per via del diverso programma di insegnamento che spesso, a differenza del sistema siriano, comprende la lingua inglese e francese.

Ma non è solo una questione di programmi. Molti bambini raccontano di sentirsi a disagio nelle scuole libanesi, soprattutto perché si sentono esclusi e presi in giro dai compagni per il fatto di essere profughi.

Per rimediare a questi disagi, molte associazioni hanno organizzato dei corsi di sostegno, o altre ancora insegnano con i programmi siriani nel doposcuola.

“Voglio tornare a casa in Siria per indossare il mio vestito nuovo e giocare con i miei giocattoli. Anche solo per un giorno. Non mi importa se muoio il giorno dopo”, dice Rama, 7 anni.

 23 dicembre 2012

I poveri del libano

 

Ottobre 2013 n 6

Notiziario di un gruppo di volontari libanesi membri di “Oui pour la vie”, associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta e operante in favore dei più poveri.

http://www.ouipourlavielb.com/en/mission

 

Agli occhi di tutti ormai appare evidente che la preghiera per la pace in Medio Oriente, indetta dal Papa Francesco per lo scorso 7 settembre, abbia segnato una svolta positiva nella guerra civile siriana. Anche noi con i nostri volontari, compresi i non cristiani insieme ai profughi, ci siamo uniti offendo poi ai più bisognosi l'equivalente del digiuno di quella giornata. 
Sono quasi 2 milioni, dicono le ultime stime, i rifugiati in fuga dalla Siria, di cui 1 milione sono bambini.

Oltre 740mila hanno meno di 11 anni. 
Vedendo progressivamente l'avvicinarsi della stagione invernale, vengono in mente i disagi che da due anni queste popolazioni devono affrontare molto spesso, come per quelle che noi aiutiamo, vivendo all'aperto senza corrente elettrica, riscaldamento e gas per cucinare.

Simon, uno dei nostri volontari di Oui pour la Vie, ha offerto per i poveri l'equivalente del vestito nuovo, che la sua  famiglia voleva che comprasse per il Battesimo del figlio.

 Oltre al nostro impegno del dopo scuola, proponiamo alle famiglie di accogliere un bambino siriano a fare i compiti insieme ai loro bambini, per risparmiare l'acquisto dei libri scolastici. 
Cerchiamo di recuperare tutto il materiale utile le baracce dei poveri. Il denaro per questo lo ricaviamo dalla vendita della conserva di pomodori e di altri preparati alimentari di stagione tipici libanesi.

Joyce, una nostra insegnante, ha accettato di insegnare alcune ore in più presso una scuola islamica, offrendo lo stipendio per i nostri assistiti.

 Joseph, di Oui pour la Vie, stava andando a pagare la bolletta del telefono di casa quando ha notato un negoziante che stava chiamando la forza pubblica in seguito al furto di un po' di pane da parte di due profughi che avevamo accolto in passato.  Il nostro volontario ha offerto il denaro della sua bolletta telefonica, per salvare i siriani dalle brutte conseguenze del loro gesto, evidenziando la loro disperazione. Fino alla riscossione del prossimo stipendio (senza nessuna certezza della data), il numero telefonico di Joseph potrà solamente ricevere chiamate e non però effettuarne.

Charbel ha offerto alcune ore di lavoro affinché il suo responsabile non mandasse via una famiglia siriana, rifugiata dove prima teneva gli animali, ma anzi le affittasse un garage decente a basso prezzo.

I profughi arrivano ancora a ogni ora del giorno e della notte, sempre accompagnati dalla paura che i loro parenti e amici in Siria debbano subire cattive ripercussioni in seguito alla loro fuga.
Una signora di queste famiglie, accolte in piena notte e molto traumatizzata, si è fatta coraggio, sostenuta dell'amicizia dei nostri volontari, e viene con noi a visitare malati appartenenti ad altri gruppi rivali per aiutarli nei lavori domestici. Abbiamo saputo che ha anche dato loro alcune sue medicine, nonostante che alcuni vicini la accusino di andare a  vendere gli aiuti ricevuti.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o un  contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 in Italia o al 0096171509475 (Libano) o scrivere un email a:          info@ouipourlavielb.com

 P. Damiano  Puccini

per informazioni

                                                     

tel. Mariuccia 3332380845,

 

I poveri del libano

 

Agosto 2018 n 7

 

Notiziario di un gruppo di volontari di “Oui pour la vie”, un’associazione di volontariato con sede a Damour in Libano, legalmente riconosciuta impegnata in favore dei più poveri http://www.ouipourlavielb.com/it/Facebook: Damiano Puccini /newsletter@ouipourlavielb.com

 

 

 

La situazione in Siria continua ad essere molto preoccupante e il Libano vive sempre su un “barile di dinamite”. Gli interventi o la presenza di alcuni Paesi sul terreno rendono la situazione molto complessa, il futuro incerto.

 

«Perché aiutate noi musulmani? E senza chiedere niente in cambio? Voi cristiani siete davvero umili». È una delle tante testimonianze di famiglie musulmane accolte dalle suore carmelitane scalze che ancora vivono nella periferia di Aleppo, nonostante le difficoltà causate dalla guerra (che ha dimezzato la presenza cristiana nel paese facendola scendere sotto il 10%). Durante il conflitto le suore hanno più volte ospitate famiglie islamiche, così come quelle cristiane, e ancora si occupano di una famiglia con 10 figli.

 

Nel medesimo spirito cerchiamo anche noi in Libano, membri di “Oui pour la Vie”, associazione che ha sede a Damour, e che si propone di aiutare tutti i poveri indipendentemente dall’origine e dalla religione e provenienza per rendere visibile una possibilità’ di convivenza. I nostri volontari condividono con i bisognosi gran parte delle loro risorse personali.

 

La nostra cucina di Damour offre cibo ad un numero crescente di famiglie. Si chiedono sempre a tutti il sostegno e la pubblicità per questa preziosa iniziativa.

 

Buone notizie a proposito di casi che da circa un anno segue la nostra comunità: Hind El Jourdi, la ragazza sunnita operata per tumore alla testa lo scorso anno, ha ripreso forze e sta cercando lavoro nella speranza che la malattia non si ripresenti; Jihad El Habach ha terminato la radioterapia, e lavora per compensare i suoi debiti; così come Nada Khoury ha ultimato il trattamento di urgenza. Non sappiamo come dire grazie a tutti per gli aiuti inviati che hanno risolto casi urgenti e difficili.

 

In questo momento si è presentaThérèse, una vedova siriana, cristiana, di 38 anni che ha 3 bambini (due figlie di 9 -7 anni e un figlio di 5). Le è stato riscontrato un cancro alla testa che necessita della chemio terapia, che (come anche nei casi precedenti) costa 8600 dollari.

 

Lei è molto depressa, ha paura di morire e di lasciare soli i suoi figli su strada, per questo i volontari di Oui pour la Vie cercano di farle coraggio. Tra un mese potrebbe anche rientrare in Siria, per questo sarebbe urgente cominciare il trattamento in Libano, perché non c’è certezza di poterlo iniziare a casa sua.

 

Chiediamo sempre l’aiuto e la pubblicità per Thérèse.

 

Seguendo questi malati abbiamo conosciuto non solo i loro familiari, ma anche diverse persone disponibili che ci aiutano a tenere buoni gli animi e favorire un clima di collaborazione in favore della nostra cucina di Damour.

 

 

 

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per una testimonianza in Italia o per un contributo in favore della nostra opera può inviare un sms al 333/5473721 o scrivere a:   info@ouipourlavielb.com

 

P. Damiano Puccini